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LA TERAPIA DELLA DEPRESSIONE
D: Come si cura la Depressione?
R: Nel
trattamento della depressione si devono prendere in considerazione diverse
strategie. Le più importanti sono rappresentate dalla psicoterapia e dalla farmacoterapia, ma sarebbe un errore non
tener conto di altri tipi di terapia meno comuni, ma che devono essere presi in
considerazione in alcune situazioni particolari e/o quando i due approcci di
elezione si dimostrano inefficaci: è il caso, ad esempio, della light therapy nel disturbo
ad andamento stagionale
; della terapia elettroconvulsivante (TEC) nelle depressioni resistenti
o quando limpiego dei farmaci è controindicato; la stimolazione
magnetica transcranica (SMT)
una tecnica di recente introduzione che sembra
efficace nella depressione ed anche nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e nel Disturbo
Post-Traumatico da Stress (DPTS)
; la stimolazione del nervo vago, anche questa di recente
introduzione, attiva su certe forme di depressione resistente.
D: Ci sono molte tecniche psicoterapeutiche: sono
tutte ugualmente efficaci?
R: In
effetti sono state descritte oltre 200 tecniche psicoterapeutiche, dalla
psicoanalisi classica freudiana alle numerose tecniche più o meno affidabili e
più o meno "personali" (applicate, cioè, da chi le ha proposte e da pochi
altri). Per quanto sia difficile valutare in maniera standardizzata lefficacia
della psicoterapia, due metodi si sono oggettivamente dimostrati efficaci nei
pazienti depressi, la terapia cognitiva (o cognitivo-comportamentale) e la terapia
interpersonale
.
D: Che cosè la terapia cognitiva?
R: La terapia
cognitiva
è una
terapia breve
(15-20 sedute) che si propone di individuare certi schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, le cosiddette "distorsioni cognitive", che possono essere definite
come idee erronee che influenzano il modo con cui noi vediamo o valutiamo noi
stessi. Queste distorsioni cognitive possono essere considerate come la causa
delle forti e persistenti emozioni negative, che sono i sintomi del disturbo.
Individuate queste distorsioni cognitive, la terapia cognitiva cerca di
correggerle e di integrarle con altri pensieri più oggettivi, o comunque più
funzionali al benessere della persona.
Si parla anche di terapia cognitivo-comportamentale perché questa terapia cerca
anche di modificare il rapporto che esiste fra le situazioni che sono alla base
delle difficoltà e le reazioni emotive e comportamentali che il soggetto ha in
quelle circostanze, attraverso lapprendimento di modalità di reazione nuove e
positive.
D: Che cosè la terapia interpersonale?
R: La psicoterapia interpersonale è un a psicoterapia breve (12-16 sedute), altamente
strutturata
,
focalizzata sui sintomi attuali del paziente, sui Rapporti interpersonali e sugli eventi della vita; riconosce limportanza delle
esperienze passate ma ha come obiettivo la risoluzione dei conflitti
interpersonali attuali.
La psicoterapia interpersonale non presume che la
psicopatologia dipenda esclusivamente da problemi di rapporto interpersonale,
ma ritiene che questi problemi si manifestino allinterno di un contesto
interpersonale che è spesso correlato con il processo depressivo.
D: Qual è il ruolo della terapia farmacologica nella
depressione?
R: La terapia
farmacologica
è probabilmente la terapia di più comune impiego (e probabilmente di
maggiore efficacia) nella depressione.
D: Come può una sostanza chimica modificare emozioni e
sentimenti?
R: Per comprendere come delle
sostanze chimiche possano agire sulle emozioni e sui sentimenti è necessario
fare una breve premessa sul funzionamento
del cervello
.
Le cellule che consentono il funzionamento
del cervello sono i neuroni, delle
cellule specializzate nella trasmissione degli impulsi. I neuroni sono
collegati tra loro a formare dei circuiti deputati prevalentemente a specifiche funzioni
(sensazioni, movimento, emozioni/sentimenti, integrazione di esperienze
diverse, funzioni vegetative, ecc.).
Il sistema che si attiva quando il
soggetto prova delle emozioni o agisce sotto la spinta delle emozioni è il sistema limbico. In condizioni
di normale equilibrio, i neuroni di questo sistema controllano lumore,
liniziativa, la volontà, ecc. in risposta a stimoli provenienti dallesterno e
dallinterno del nostro organismo.
Quando questo equilibrio si altera per
qualsiasi ragione, interna o esterna, i neuroni non riescono più a comunicare
tra loro in maniera efficiente perche i neuromediatori che consentono il
passaggio dello stimolo tra i neuroni sono ridotti e/o è alterata la
sensibilità dei rispettivi recettori. È così che compaiono i sintomi dei disturbi dellumore.
Nel
caso si sviluppi la malattia, queste alterazioni tendono a stabilizzarsi e
richiedono, perciò, un intervento terapeutico per essere riportate al normale
funzionamento.
Se è lalterazione dei neuromediatori, ed in particolare di Noradrenalina, Serotonina e Dopamina, alla base dellalterato
funzionamento del sistema limbico e quindi del disturbo dellumore, è
ipotizzabile che normalizzando questi neuromediatori si possa ripristinare il
funzionamento del sistema e riportare così lumore al suo normale equilibrio.
D: La causa della depressione risiede nellalterazione
di questi neuromediatori?
R: Lalterazione
dei neuromediatori è probabilmente la tappa finale di meccanismi più complessi
che solo adesso incominciamo a intravedere. Per quello che interessa a noi in
questa sede, possiamo accettare questa semplificazione.
D: Possiamo fare diagnosi di depressione misurando in
qualche modo questi neuromediatori?
R: Gli
strumenti di cui disponiamo non ci consentono di misurare, né direttamente né
indirettamente, le modificazioni a cui vanno incontro queste sostanze nella
depressione. La diagnosi di depressione è, almeno fino ad oggi, una diagnosi
clinica, che si basa, cioè, sui segni e sui sintomi che si possono mettere in
luce mediante il colloquio psichiatrico.
Dobbiamo dire, comunque, che in tutte le branche della medicina lapproccio
terapeutico corretto si basa sulla capacità del clinico di ricondurre la sintomatologia
presentata dal paziente ad una ben determinata malattia, della quale sono noti
i fattori etiologici specifici, la patogenesi, il ruolo giocato da eventuali
fattori patoplastici che ne condizionano lespressività clinica, nonchè la
prognosi e la risposta al trattamento
. I dati obiettivi (di laborartorio,
elettrofisiologici, ecc.) servono (o dovrebbero servire) a confermare la
diagnosi clinica.
La psichiatria, disponendo, rispetto alle altre branche della
mediciana, di conoscenze etiopatogenetiche e patofisiologiche più frammentarie
e non sempre generalizzabili, definisce i suoi quadri clinici sulla base dei
sintomi (diagnosi sindromiche), quadri clinici la cui validità è almeno in
parte sostenuta dalla risposta ai trattamenti, dato che solo eccezionalmente
sono supportati da reperti strumentali o di laboratorio.
D: Noradrenalina, Serotonina e Dopamina sono sempre
alterate tutte e tre nella depressione?
R: Non
abbiamo dati oggettivi per dirlo con certezza, ma è del tutto probabile che nei
singoli soggetti si possano osservare tutte le possibili combinazioni (dallalterazione
di un solo neuromediatore a quella di tutti e tre) e questo potrebbe
giustificare, almeno in parte, il fatto che lefficacia terapeutica degli
antidepressivi non è del tutto prevedibile.
D: Gli antidepressivi possono essere considerati tutti
uguali tra loro?
R: Gli
antidepressivi di cui
disponiamo sono diversi luno dallaltro in misura più o meno marcata: è
proprio grazie a questa diversità che, quando un antidepressivo non mostra un
effetto terapeutico (o leffetto terapeutico è insoddisfacente) si può
ragionevolmente ipotizzare che la depressione risponda ad uno degli altri antidepressivi di cui disponiamo,
scegliendone uno che agisca su un diverso neurotrasmettitore.
D: Se la diagnosi è clinica e non possiamo stabilire
quali neuromediatori sono alterati ed in che misura, con quale criterio
viene scelto lantidepressivo?
R:
I
criteri di scelta sono diversi e molteplici ma sono affidati allesperienza ed
alla competenza del medico (o dello psichiatra). Ne possiamo citare qualcuno:
-
se nella sintomatologia prevale il rallentamento, linibizione
psicomotoria, opteremo per farmaci più attivanti, disinibenti
-
se prevale la componente ansiosa, sceglieremo quelli più sedativi
-
se il soggetto tende a somatizzare, o se ha una comorbidità con il disturbo di panico,
cercheremo di usare farmaci e dosi che potenzialmente diano meno effetti
indesiderati
-
nelle depressioni gravi, la preoccupazione per gli effetti indesiderati può
essere minore
-
negli uomini, dovremo tener conto dei possibili effetti sulla sfera
sessuale e, negli anziani, dei problemi prostatici
-
nelle donne, dovremo preoccuparci di evitare o limitare
lincremento ponderale, della gravidanza e dellallattamento
-
nei pazienti con disturbo
bipolare, si dovranno evitare farmaci che favoriscono il viraggio verso la
mania
ecc.
D: Quali sono i principali antidepressivi?
R: I primi farmaci antidepressivi
furono scoperti verso la metà degli anni Cinquanta. Da allora numerosi sono stati
gli antidepressivi immessi nel mercato. Non tutti hanno avuto successo, alcuni
hanno resistito allarrivo dei nuovi farmaci, altri sono usciti dal commercio
perché o poco efficaci di per sé o perché surclassati dai nuovi arrivati o
perché gravati da maggiori effetti collaterali. Generalmente gli antidepressivi si suddividono
in gruppi in funzione della struttura chimica o del/i neuromediatore/i su cui
agiscono.
I gruppi principali sono:
-
gli inibitori delle monoaminoossidasi o I-MAO,
-
gli antidepressivi triciclici o TCA,
-
gli antidepressivi Atipici,
e, più recentemente, gli inibitori selettivi del reuptake di uno o più neuromediatori:
-
gli SSRI: serotonin selective reuptake
inhibitors,
-
i NaRI: noradrenalin reuptake inhibitors,
-
gli SNRI: serotonin-noradrenalin
reuptake inhibitors,
-
i NaSSA: noradrenergic and specific serotonergic antidepressants,
modulatori della trasmissione serotoninergica e
noradrenergica.
D: Come si spiega il fatto
che sostanze con meccanismo dazione così eterogeneo abbiano tutte unattività
antidepressiva?
R: Due sono le ipotesi principali
che si posso fare: da un lato si potrebbe ipotizzare che la depressione
non sia un fenomeno unitario dal punto di vista etiopatogenetico, dallaltro
che gli antidepressivi abbiano un ampio spettro dazione o, in alternativa,
abbiano una scarsa specificità.
Speculare rispetto a questo, è
il problema della differente risposta terapeutica ad uno stesso trattamento in
pazienti diagnosticati come depressi secondo i canonici criteri diagnostici. Si
potrebbe ipotizzare che, allinterno dello stesso disturbo, coesistano diversi
sottotipi recettoriali la cui individuazione potrebbe fornire al clinico più
precise indicazioni terapeutiche.
D: Quali sono i rischi del
trattamento con antidepressivi?
R: Praticamente tutti i farmaci comportano, oltre agli effetti terapeutici, anche degli effetti indesiderati e dei rischi.
Gli antidepressivi, comportano anchessi, in varia misura, effetti indesiderati e rischi: in linea generale, la tollerabilità e la sicurezza di questi farmaci sono molto migliorate passando da quelli di prima generazione a quelli ad attività selettiva su specifici neuromediatori.
Al di là delle caratteristiche specifiche dei singoli farmaci, dobbiamo ricordare sempre che essi possono essere prescritti dal medico e/o assunti dal paziente in maniera più o meno congrua per cui leffetto terapeutico, la tollerabilità e la sicurezza possono discostarsi più o meno ampiamente da quelli normalmente descritti.
-
Gli I-MAO, come abbiamo detto,
comportano interazioni anche gravi (ed limite fatali) se assunti assieme a determinati farmaci o
alimenti; questo li rende farmaci da usare con molta cautela ed in pazienti che garantiscano (magari anche con laiuto dei familiari) il massimo rispetto delle regole alimentari e/o terapeutiche.
-
I TCA sono farmaci gravati da numerosi effetti indesiderati, generalmente sgradevoli ma non pericolosi; gli elementi più critici, nel trattamento normale, sono rappresentati dal glaucoma ad angolo chiuso, dallipertrofia prostatica, dallinfarto miocardico recente e dai disturbi della conduzione cardiaca che possono aggravarsi provocando situazioni di rischio. I problemi maggiori sono legati alloverdose (accidentale o a scopo suicidario), che può risultare letale, ed allassociazione
con gli I-MAO.
-
Gli Antidepressivi Atipici si pongono, in generale, un gradino al di sopra rispetto ai TCA per tollerabilità e sicurezza (con le dovute eccezioni, danno meno effetti indesiderati e sono meno pericolosi anche nelloverdose (ma sono, forse, anche un po meno efficaci) e mantengono lincompatibilità con gli I-MAO.
-
Gli inibitori
selettivi del reuptake sono molto più sicuri in caso di overdose, ma rimane la possibilità di effetti negativi, come la sindrome
serotoninergica
(una condizione tossica iperserotoninergica, la cui causa più
comune è linterazione tra agenti serotoninergici, come gli SSRI ed i TCA, e gli I-MAO).
Degli SSRI (e di alcuni di essi in particolare) si è parlato, anche del tutto recentemente, come di farmaci potenzialmente capaci di indurre il suicidio
.
Queste affermazioni meritano unattenta riflessione per gli effetti negativi che possono avere sui pazienti che, per questo ipotetico rischio, potrebbe rifiutare i trattamenti.
Per correttezza, dobbiamo partire dalla constatazione che la possibilità del suicidio è "immanente" nella depressione: gran parte dei depressi pensa al suicidio come ad una possibile via duscita dalle sofferenze che la depressione stessa
provoca e si calcola che circa il 15% dei depressi lo mettano in atto.
La
maggior parte delle ricerche documenta, senza ombra di dubbio, una significativa riduzione dellideazione
suicidaria nei soggetti trattati con tutti gli antidepressivi (compresi gli SSRI). Nonostante questo, il rischio di suicidio non deve essere sottovalutato, ma deve, anzi, essere affrontato "a tutto campo", anche con i farmaci, tenendo conto di alcuni dati fondamentali:
-
sappiamo che leffetto terapeutico degli antidepressivi si manifesta solo dopo non meno di due settimane di trattamento a dosi sicuramente terapeutiche: è perciò necessario che, in questa fase di "latenza", sia fornita al paziente un adeguato supporto psicoemotivo ed un discreto, ma efficace, controllo;
-
alcuni antidepressivi hanno un marcato e precoce effetto disinibente che consente di superare linibizione psicomotoria (e quindi di agire) prima che siano migliorati lumore e lideazione per cui il soggetto non ha lostacolo dellinibizione psicomotoria alla messa in atto dei propositi suicidari;
-
la guarigione dellepisodio depressivo richiede spesso diversi mesi e linterruzione precoce del trattamento, prima che lepisodio sia guarito, può essere responsabile della messa in atto del suicidio: spesso sono i pazienti stessi che, sentendosi meglio, interrompono autonomamente il trattamento, oppure sono sollecitati a farlo dai familiari (spesso scettici nei confronti della malattia e/o del trattamento), ma non è eccezionale che anche il medico faccia interrompere intempestivamente il trattamento.
Si può, dunque, concludere che gli antidepressivi possono essere considerati responsabili del suicidio nei soggetti depressi, solo se il trattamento non è effettuato seguendo procedure corrette, senza unadeguato monitoraggio del trattamento e quando il trattamento è autogestito.
Ho vissuto praticamente tutta levoluzione della farmacoterapia della depressione ed ho potuto verificare personalmente le caratteristiche (terapeutiche e non) di tutti gli antidepressivi che via via si sono resi disponibili: questo mi consente di testimoniare che, fermo restando che non tutti gli antidepressivi sono efficaci in tutti i depressi, per cui possono essere necessari "aggiustamenti" nel corso del trattamento, un trattamento antidepressivo ben condotto, personalizzato, nel quale vengono coinvolti anche i familiari del paziente, ben difficilmente porterà il paziente al suicidio.
D: Quali obiettivi ci si
propone con il trattamento?
R: Il trattamento della
depressione si propone, oltre alleliminazione dei segni e sintomi della
depressione ed al ripristino dei livelli di funzionamento sociale e lavorativo,
la prevenzione delle ricadute (così si definisce la ripresa della sintomatologia
entro sei mesi di asintomaticità) e della ricorrenza (cioè il ripresentarsi di
nuovi episodi a distanza di tempo) (vedi schema).
Il trattamento dovrà, perciò, articolarsi in due fasi:
-
Nella prima fase del trattamento lobiettivo è la remissione della
sintomatologia, il recupero dei ruoli personali e sociali e la prevenzione
delle ricadute.
-
Nella seconda fase del trattamento lobiettivo è la prevenzione della ricorrenza.
D: Cè una strategia
terapeutica della depressione?
R: La strategia terapeutica della
depressione si articola sostanzialmente su tre fasi:
-
la fase iniziale, che si propone di ottenere la remissione dei sintomi depressivi e la
riduzione dei rischi e delle conseguenze disadattive;
-
la fase di continuazione, che si propone di raggiungere la remissione della
sintomatologia e di prevenire le ricadute;
-
la fase di mantenimento, che ha lo scopo mantenere la guarigione e di prevenire
la ricorrenza della depressione.
D: Come si articola la
prima fase del trattamento antidepressivo?
R: Il primo passo è quello,
naturalmente, dellinquadramento diagnostico che deve essere sia categoriale
che dimensionale.
-
La diagnosi categoriale richiede che ci sia una corrispondenza tra i segni e
sintomi presentati dal soggetto ed i criteri diagnostici previsti per quella
patologia dai sistemi di classificazione diagnostica (il più comunemente usato
è il DSM-IV-TR).
-
La diagnosi dimensionale richiede, invece, un inquadramento
clinico-psicopatologico che metta in evidenza sia le caratteristiche
fenomeniche del quadro psicopatologico (se, ad esempio, prevale la componente
ansiosa o linibizione psicomotoria, se sono presenti sintomi di somatizzazione
o disturbi ideativi, se e quanto è presenta la spinta suicidaria, ecc.) sia la
sua gravità.
In entrambi i casi lo psichiatra
(o anche il medico generale) può avvalersi di strumenti di valutazione standardizzati
che lo aiutano ad esplorare sistematicamente il quadro clinico ed a
documentare, al tempo stesso, le caratteristiche e la gravità della
psicopatologia e le sue variazioni nel corso del trattamento.
D: Una volta effettuato
linquadramento diagnostico, si passa immediatamente al trattamento?
R: Una volta effettuato
linquadramento diagnostico, si dovrà decidere il trattamento che si ritiene
più opportuno per quello specifico paziente
e, per prima cosa, si dovrà decidere se il
trattamento può essere praticato a domicilio (con controlli più o meno
frequenti) o se è necessario il ricovero in ambito specialistico. In ogni caso
sarà opportuno che il medico discuta con il paziente le conclusioni
diagnostiche alle quali è giunto e le scelte terapeutiche che ritiene più
opportune, senza omettere di illustrare i vantaggi e gli svantaggi delle
opzioni terapeutiche alternative.
D: Quali sono le condizioni
che possono rendere necessario il ricovero?
R: Si ricorre
allospedalizzazione:
-
in caso di particolare gravità del quadro psicopatologico, con presenza di
agitazione o arresto psicomotorio, insonnia ostinata, ideazione autolesiva,
-
in caso di negativismo e mancanza di cooperazione,
-
se è necessario uno stretto monitoraggio del paziente ma manca un adeguato
supporto familiare,
-
in presenza di complicanze di natura medica, come disidratazione,
malnutrizione, squilibri idroelettrolitici, gravi malattie fisiche o abuso di
alcool o sostanze psicoattive,
-
se il paziente non ha coscienza di malattia e rifiuta il trattamento.
D: Se si decide per una
terapia domiciliare, come ci dobbiamo comportare?
R: Se si riterrà opportuno far
ricorso ad una terapia domiciliare ed abbiamo optato per una terapia
farmacologica (da sola o associata a psicoterapia o, eventualmente, a terapie
fisiche), si dovrà scegliere lantidepressivo che riterremo più indicato tenendo conto sia delle
caratteristiche del prodotto che si intende prescrivere (meccanismo dazione,
profilo degli effetti collaterali, controindicazioni, interazioni con altri
farmaci, ecc.), sia di una serie di altri fattori quali:
-
letà - soprattutto nelle età estreme è opportuno utilizzare farmaci ad alto
indice terapeutico (SSRI,
SNRI) per
incidere il meno possibile sulle funzioni cognitive e per evitare,
nellanziano, le possibili interferenze con condizioni comuni in quelletà
(ipertrofia prostatica, glaucoma, disturbi cardiocircolatori, ecc.) e/o con
farmaci (antiaritmici, anticolinergici, warfarin, ecc.)
-
il sesso - si dovrà tener conto degli effetti sulla sfera sessuale (riduzione del
desiderio e della capacità di provar piacere per entrambi, problemi erettivi ed
orgasmici nelluomo) e di particolari fasi del ciclo riproduttivo nella donna:
gli antidepressivi sono sconsigliati in gravidanza, almeno per i primi tre
mesi, e nei casi di estrema gravità ed urgenza può essere presa in
considerazione la terapia
elettroconvulsivante
(TEC); lallattamento è incompatibile con la
terapia antidepressiva;
-
le condizioni socio-lavorative - diverse sono le esigenze di chi può interrompere il
lavoro e di chi deve proseguirlo e, fra questi, ci chi fa un lavoro manuale o
un lavoro intellettuale; è anche importante tener conto di che deve guidare
mezzi di trasporto;
-
il tipo di depressione - primo episodio (o episodio unico), depressione ricorrente
o depressione bipolare richiedono diversa attenzione per la diversa possibile
evoluzione, in particolare nel disturbo bipolare cè la possibilità che gli
antidepressivi (o almeno alcuni di essi) possano indurre un viraggio maniacale
o linnesco di rapida
ciclicità
; nelle forme ricorrenti, si prenderà in considerazione
la risposta terapeutica e la tollerabilità ai trattamenti pregressi;
-
le caratteristiche sintomatologiche - la presenza o meno di melanconia, o di rischio di suicidio (ed
in questi casi potrebbe essere necessario prendere in considerazione la TEC), o di sintomi psicotici (che possono richiedere laggiunta di neurolettici al trattamento
antidepressivo), o di manifestazioni atipiche (per cui può essere indicato il trattamento con I-MAO);
-
la gravità del quadro depressivo - alcuni autori ritengono che nei quadri
depressivi più gravi i TCA
rappresentino ancora oggi il trattamento di prima scelta (anche se molti lavori
indicano una pari efficacia di TCA ed SSRI);
-
la comorbidità psichiatrica - la compresenza di altre patologie psichiatriche, dovrà
guidare ad una oculata scelta del trattamento (o, in alcuni casi, dei
trattamenti, tenendo conto in questi casi delle eventuali incompatibilità);
-
la comorbidità somatica - la compresenza di patologia somatica imporrà di tener conto degli effetti degli antidepressivi in soggetti sofferenti per
quelle patologie e più in particolare degli effetti su alcune patologie
(cardiopatie, glaucoma, ipertrofia prostatica, pneumopatie, ecc.) e delle
possibili interazioni con i trattamenti somatici;
-
le caratteristiche terapeutiche e gli effetti collaterali degli
antidepressivi
- gli antidepressivi hanno un diverso profilo terapeutico, alcuni
sono più attivanti, disinibenti, altri più sedativi, ansiolitici, per cui si
dovrà scegliere quello più adatto alle caratteristiche del quadro clinico; si
dovrà anche tener di conto degli effetti indesiderati valutando la capacità del
paziente di quali e quanti tollerarne, ricordando che, in alcuni casi, gli
effetti indesiderati possono essere utilizzati con finalità terapeutiche (ad
esempio, quelli sedativo-ansiolitici) in attesa che esplichino pienamente
leffetto terapeutico.
D: Nella prescrizione di un
antidepressivo si devono seguire delle regole particolari?
R: Una volta fatta la diagnosi e
ritenuto opportuno un trattamento psicofarmacologico, dobbiamo prospettare al
paziente le valutazioni che abbiamo fatto e le conclusioni a cui siamo giunti
fornendogli adeguate informazioni circa questa modalità di trattamento.
-
Dobbiamo chiarire, innanzitutto, che la sua depressione è una malattia curabile
a patto che egli effettui il trattamento necessario sotto la guida ed il
controllo del medico.
-
Dobbiamo rassicurarlo sul fatto che gli antidepressivi
che gli prescriveremo sono farmaci sicuri e di provata efficacia,
-
che non
provocano alterazioni della sua personalità,
-
che, se ben gestiti, non
interferiranno in misura significativa sulla sua vita personale, sociale e
lavorativa,
-
e che, anche se assunti, comè necessario, per un periodo
protratto, non provocano dipendenza.
-
Deve sapere che gli effetti
terapeutici richiedono un po; di giorni per manifestarsi (2-3 settimane) mentre
gli effetti collaterali tendono a presentarsi fin dai primi giorni, ma che tendono,
in genere, a regredire e che comunque non sono mai né pericolosi né
irreversibili.
A questo punto si può iniziare
il trattamento trattamento con
lantidepressivo che abbiamo scelto sulla base sia delle caratteristiche
intrinseche dei farmaci antidepressivi (efficacia e tolleranza), sia delle
caratteristiche del paziente e della sua depressione.
Si inizierà partendo da
dosi medio-basse aumentandole con gradualità fino a raggiungere la dose
terapeutica. Questa operazione, che viene definita titolazione, sarà più o meno rapida in rapporto alla tollerabilità del farmaco: con farmaci molto ben tollerati e con scarsi effetti indesiderati si può iniziare anche con dosi già terapeutiche,
con gli altri possono essere necessari anche 10-15 giorni in rapporto alla
tolleranza soggettiva.
Una volta raggiunta la dose sicuramente terapeutica (o
comunque quella ottimale per il soggetto) si attende il manifestarsi
delleffetto terapeutico che, in genere, richiede dalle due alle tre settimane
per manifestarsi (tempo di latenza).
Se dopo 4-6 settimane di trattamento a dosaggio pieno
la risposta è assente o insoddisfacente si deve riconsiderare la scelta
terapeutica scegliendo molecole con azione neurotrasmettitoriale differente.
Una volta raggiunto leffetto terapeutico desiderato, si protrae il trattamento
a pieno dosaggio per almeno 4-8 mesi (fase di continuazione); se si ritiene di poter
interrompere il trattamento (come può essere il caso di un episodio singolo),
linterruzione deve essere fatta riducendo gradualmente i dosaggi e monitorando
attentamente il paziente pronti a risalire con le dosi se si registrassero
peggioramenti.
Nelle depressioni ricorrenti e bipolari è invece più opportuna
una terapia di mantenimento di vario tipo per cercare di evitare le ricorrenze o
almeno per renderle meno frequenti e/o più lievi.
Un albero decisionale
può aiutare a capire meglio lo svolgimento del
trattamento antidepressivo in rapporto alla risposta.
D: Il trattamento
antidepressivo può seguire altri percorsi?
R: Ci sono quadri clinici
particolari che possono richiedere variazioni più o meno marcate rispetto allo
schema ora descritto:
-
la depressione atipica deve indirizzare la scelta
dellantidepressivo preferibilmente verso gli I-MAO classici o la moclobemide o, in
seconda battuta, verso gli SSRI (fluoxetina e sertralina in
particolare);
-
la depressione psicotica può richiedere la somministrazione
di farmaci antipsicotici
(o neurolettici). Quando è necessaria una risposta rapida, è necessario ricorrere
alla TEC, che costituisce il
trattamento di prima scelta nelle forme più gravi, con marcato rallentamento
psicomotorio e rischio di suicidio (con oltre il 90% di miglioramenti);
-
la depressione catatonica richiede, in genere, il
ricovero per la necessità di un attento monitoraggio in modo da prevenire e
trattare le complicanze di natura somatica; la terapia di prima scelta è la TEC in associazione alla somministrazione
parenterale di benzodiazepine e antidepressivi;
-
la distimia presenta alcune difficoltà
legate alla scarsa adesione dei pazienti alla terapia ed alla non eccezionale
compresenza di abuso di alcool o di sostanze, per cui è consigliabile limpiego
di farmaci quali gli SSRI, gli I-MAO e lamisulpride perché meglio tollerati;
-
nella depressione bipolare è necessario, per prima cosa, inserire nella terapia
(qualora non fosse già presente) uno stabilizzante del tono dellumore (sali di litio,
carbamazepina, valproato, lamotrigina, ecc.). La monoterapia con stabilizzanti dellumore
non appare di solito soddisfacente e pertanto si associano antidepressivi tenendo
presente che questo può facilitare lesordio di un episodio maniacale o ipomaniacale e/o indurre rapida ciclicità. Lassociazione
antidepressivi-stabilizzanti sembra ridurre questi rischi; il rischio di
induzione di fasi espansive sembrerebbe minore. Questi pazienti richiedono un
monitoraggio più stretto per cogliere tempestivamente eventuali viraggi in
senso espansivo. Risolta la sintomatologia acuta, la terapia antidepressiva
deve essere sospesa più o meno rapidamente a seconda delle caratteristiche del
disturbo.
-
nella depressione ad andamento
stagionale
può essere utilizzata la fototerapia (o light therapy); lalternativa farmacologica
è rappresentata da SSRI ed I-MAO. Lappartenenza allo spettro bipolare di molti
tra i quadri depressivi ad andamento stagionale consiglia lutilizzo di stabilizzanti dellumore a scopo preventivo.
-
nella depressione in gravidanza, prima di prescrivere un trattamento antidepressivo,
soprattutto nei primi 3 mesi, si devono valutare attentamente i rischi ed i
benefici. Se la depressione è lieve si preferisce attuare una stretta
sorveglianza psichiatrica, senza somministrare farmaci; se è moderata o grave,
si possono somministrare TCA o sertralina; nelle forme più gravi si può
ricorrere alla TEC che è priva di particolari
controindicazioni.
-
nella depressione nellanziano il trattamento antidepressivo richiede prudenza sia per
le modificazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche che intervengono con letà,
sia per la ridotta tolleranza agli effetti collaterali, sia per la frequente
concomitanza di patologie fisiche che possono limitare o controindicare luso
di alcuni prodotti. Particolarmente indicati risultano gli SSRI che, ad unefficacia paragonabile a quella dei TCA, associano una migliore tollerabilità ed un più
basso rischio di interazioni con altri farmaci e sostanze. Se si rende
necessario il ricorso ai TCA, occorre prestare particolare
attenzione ad alcuni effetti collaterali quali lipotensione ortostatica e la
cardiotossicità, la stipsi, la ritenzione urinaria, i disturbi visivi e la
confusione mentale. In questi casi la preferenza dovrebbe essere data alla nortriptilina ed alla desipramina, per la loro ridotta attività
anticolinergica.
D: Nel trattamento
farmacologico della depressione si usano soltanto gli antidepressivi?
R: Idealmente
il trattamento in monoterapia con un solo antidepressivo sarebbe la soluzione
ottimale, in pratica, però, è difficilmente realizzabile per diversi motivi:
-
data la latenza dazione degli
antidepressivi è consigliabile, almeno nelle prime fasi del trattamento e finché
lantidepressivo non ha incominciato ad esplicare la sua azione terapeutica,
prescrivere farmaci sintomatici per rendere meno penosa (e rischiosa) questa
attesa; ansiolitici
e/o ipnotici
sono i farmaci più comunemente associati per tenere sotto controllo due sintomi
frequentti, lansia e linsonnia (e che dovrebbero essere sospesi non appena
possibile);
-
se sono presenti sintomi
psicotici (deliri, allucinazioni, disorganizzazione psichica, ecc.), sarà
necessario associare farmaci neurolettici;
-
se emergono segni diretti o
indiretti di ciclicità è bene inserire fin da subito gli stabilizzanti dellumore;
-
nelle depressioni resistenti
si potranno associare due antidepressivi con meccanismo
neurorecettoriale complementare.
D: Se la depressione non
risponde ai trattamenti, che cosa si deve fare?
R: Il
trattamento con antidepressivi risulta non soddisfacente in una percentuale di
pazienti che varia dal 10 al 40%; una risposta parziale o assente è spesso
dovuta ad errori diagnostici, a posologia inadeguata, a scarsa aderenza alle
cure, alla mancata valutazione di concomitanti patologie psichiatriche o
mediche. Anche eliminando questi fattori, circa il 10-15% dei depressi non
risponde alle cure, pur essendo stato trattato con dosi adeguate, per un
periodo di tempo sufficientemente lungo e con antidepressivi appartenenti a
classi differenti (TCA, SSRI, I-MAO, ecc. Un corretto impiego della TEC
riduce nettamente questa percentuale, ma rimane sempre e comunque un certo numero
di soggetti resistenti ai trattamenti oggi disponibili.
Nella depressione resistente si può ricorrere a diverse strategie empiriche di "potenziamento" della terapia come:
-
laggiunta di sali di litio ad un precedente trattamento con TCA o I-MAO;
-
lassociazione di antidepressivi e triiodiotironina;
-
la contemporanea somministrazione di un SSRI e di un TCA a prevalente
azione di tipo noradrenergico;
-
laggiunta agli antidepressivi di l-triptofano, stimolanti, buspirone o
estrogeni,
ma i dati sullefficacia di queste (e di altre) combinazioni sono basati su
singole osservazioni e sono messi in discussione da diversi autori.
Un miglioramento rapido della
sintomatologia depressiva, anche se spesso transitorio, si può ottenere
mediante la "deprivazione di sonno", che consiste in una globale riduzione delle ore di
sonno, con 36 ore consecutive di veglia.
D: Il trattamento
antidepressivo può essere interrotto o deve essere continuato per tutta la
vita?
R: Come abbiamo detto, dopo
la fase acuta del trattamento
, una volta raggiunto leffetto terapeutico desiderato (vedi schema), si deve continuare il
trattamento per 4-8 mesi (fase di continuazione) per consolidare la risposta
ottenuta e prevenire la comparsa di ricadute.
Il momento di maggior rischio
è rappresentato dal periodo immediatamente successivo alla risoluzione del
quadro clinico ed è massimo nel primo mese, per poi declinare gradualmente: la
probabilità di ricadute è tanto minore quanto più a lungo il paziente rimane
asintomatico.
Dopo la risoluzione dellepisodio, è pertanto prudente continuare
per ulteriori 4-8 mesi la somministrazione dello stesso farmaco utilizzato in
fase acuta, mantenendone invariate le dosi. In questa fase potrà essere
necessario stimolare adeguatamente il paziente al proseguimento della terapia
dato che, se è del tutto asintomatico, può allentare la tensione e
"dimenticare" di assumere la terapia, se, invece, ha effetti indesiderati a
lungo termine (ad es., incremento ponderale, deficit dellattenzione e della memoria,
problemi della sfera sessuale, ecc.) può essere tentato dalla sospensione della
cura.
Se il paziente si mantiene
completamente asintomatico per 6-8 mesi e non vi sono indicazioni per un
trattamento preventivo, si può sospendere la terapia. La sospensione deve
essere graduale
(riduzioni progresive della dose ogni 10-15 giorni) per evitare sia la
riattivazione della sintomatologia, sia linsorgenza, (rara) di fenomeni da
sospensione (ansia, insonnia, irritabilità, nausea, diarrea, dolori muscolari).
Dopo la cessazione della terapia si dovrebbe monitorare ancora per alcuni mesi
il paziente per cogliere tempestivamente i segni delleventuale comparsa (ricorrenza) di un nuovo episodio
depressivo.
Nel caso di una ricaduta o di una ricorrenza, occorre ripristinare
tempestivamente la cura utilizzando lo stesso farmaco e le stesse dosi che
avevano permesso di controllare il precedente episodio, seguendo la stessa
procedura e gli stessi tempi. In questo caso, al termine della fase di
continuazione, sarà opportuno prendere in considerazione la possibilità di
adottare un trattamento preventivo.
D: Quali sono le
indicazioni per il trattamento preventivo?
R: Come abbiamo più volte
sottolineato, i disturbi dellumore sono una patologia ricorrente e ogni nuovo episodio facilita
la comparsa di ulteriori ricorrenze, peggiora la risposta ai trattamenti,
aumenta il rischio di cronicizzazione e comporta conseguenze negative per il
paziente sul piano familiare, sociale, lavorativo. È importante perciò cercare
di mettere a punto un strategia terapeutica a lungo termine, preventiva, che riduca il rischio di
recidive, allunghi e renda il più possibile asintomatiche le fasi intervallari.
Non è facile decidere quando
iniziare una terapia a lungo termine: è necessario prendere in considerazioni
numerosi fattori, dalletà del paziente alletà di insorgenza del disturbo,
dalla frequenza, durata e gravità degli episodi precedenti alla risposta ai
precedenti trattamenti ed alle possibili conseguenze che potrebbe comportare un
nuovo episodio.
Generalmente, nella depressione ricorrente
si ritiene indispensabile instaurare una terapia preventiva nei soggetti che
hanno presentato 3 episodi in meno di 5 anni; nelle forme bipolari sono sufficienti 2 episodi
in meno di 5 anni; ma se il primo episodio è stato un grave episodio maniacale,
se ci sono elevati rischi di suicidalità o se sono presenti condizioni che
aumentano il rischio di recidiva (familiarità positiva per disturbo bipolare o
per depressione maggiore ricorrente, esordio precoce, persistenza di una
sintomatologia distimica dopo la risoluzione dellepisodio maggiore, incompleta
risoluzione della sintomatologia, comorbilità con altre patologie
psichiatriche, presenza di una affezione cronica di altra natura) è opportuno
mettere subito in atto il trattamento preventivo.
La decisione dovrebbe comunque
essere presa in accordo con il paziente (una terapia a lungo termine richiede
una buona presa di coscienza della natura dei suoi disturbi da parte del
paziente, unadeguata compliance al trattamento, laccettazione di effetti
collaterali ad insorgenza tardiva e/o di lunga durata) e, se possibile, con i
familiari, il cui coinvolgimento è spesso indispensabile: trattandosi di una
cura che, in molti casi, dovrà essere continuata per lintera vita, è
necessario stabilire una relazione terapeutica collaborativa e di fiducia che
permetta di far comprendere meglio sia la necessità di un aiuto, sia i vantaggi
e gli svantaggi connessi con liniziare, cambiare o interrompere la terapia.
D: Come si attua il
trattamento preventivo?
R: Le modalità di attuazione del
trattamento preventivo prevede farmaci, dosi e strategie di intervento
differenti nelle forme unipolari ed in quelle bipolari.
-
Nelle forme unipolari la prevenzione delle recidive si effettua, in genere,
continuando la somministrazione degli antidepressivi usati per il trattamento
dellepisodio. Sembra che la migliore prevenzione delle ricadute si ottenga
utilizzando le stesse dosi della fase acuta. In alternativa agli antidepressivi, si possono
utilizzare i sali di
litio
. Il ricorso al litio, in monoterapia o in associazione ad antiepilettici,
è opportuno quando lepisodio depressivo ha caratteristiche melanconiche o psicotiche, quando la
frequenza delle ricadute è particolarmente alta, quando la risposta al
trattamento con antidepressivi
è insoddisfacente, in presenza di segni di bipolarità (familiarità positiva per
disturbo bipolare, temperamento ipertimico o ciclotimico). Frequente è
lassociazione di sali di
litio
ed antidepressivi nelle forme unipolari ad andamento protratto o quando persistano, nella fase
intervallare, sintomi
depressivi
.
-
Nelle forme bipolari il trattamento preventivo per eccellenza è rappresentato
dai sali di litio,
ai quali si sono affiancati più recentemente gli anticonvulsivanti.
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| DOMANDE FREQUENTI |
| GENERALITA' |
| Che cos'è la depressione? |
| Come si presenta la depressione? |
| La depressione si presenta sempre allo stesso modo? |
| Qual è l'andamento della depressione? |
| Quali sono i Disturbi Depressivi? |
| Quali sono i Disturbi Bipolari? |
| Quali sono i sintomi tipici della Depressione? |
| Quali sono i sintomi tipici della Mania? |
| I sintomi della Depressione (e della Mania) sono sempre gli stessi in tutti i pazienti? |
| Come giunge il medico o lo psichiatra alla diagnosi di Depressione? |
| Se non esistono criteri oggettivi, com'è possibile che il medico o lo psichiatra possano formulare una diagnosi affidabile di Depressione? |
| QUADRI CLINICI |
| Che cos'è la Depressione Maggiore? |
| Che cos'è la Distimia? |
| Che cos'è la Depressione Bipolare? |
| E' diversa la tristezza, la depressione, che proviamo quando muore una persona cara, dal Disturbo Depressivo? |
| CAUSE DEPRESSIONE |
| Qual è la causa della depressione? |
| I Disturbi dell'Umore possono guarire spontaneamente? |
| Quali sono le alterazioni biochimiche cerebrali che si osservano nella Depressione? |
| Si può dire che la Depressione è una malattia del cervello? |
| Quali sono i rapporti tra gli eventi di vita e la Depressione? |
| Ci sono condizioni fisiche che possono scatenare la Depressione? |
| Ci sono rapporti, nella donna, tra la sfera ormonale sessuale e la Depressione? |
| E' necessario che ci siano eventi psichici, sociali o fisici perche' si manifesti la Depressione? |
| A quale età si presenta in genere la Depressione? |
| Perché la Depressione si manifesta spesso in certe stagioni? |
| La Depressione è una malattia ereditaria? |
| La depressione è un fatto più biologico o più psicologico? |
| TERAPIA DEPRESSIONE |
| Come si cura la Depressione? |
| Ci sono molte tecniche psicoterapeutiche, sono tutte ugualmente efficaci? |
| Che cosè la terapia cognitiva? |
| Che cosè la terapia interpersonale? |
| Qual'è il ruolo della terapia farmacologica nella depressione? |
| Come può una sostanza chimica modificare emozioni e sentimenti? |
| La causa della depressione risiede nell'alterazione di questi neuromediatori? |
| Possiamo fare diagnosi di depressione misurando in qualche modo questi neuromediatori? |
| Noradrenalina, Serotonina e Dopamina sono sempre alterate tutte e tre nella depressione? |
| Gli antidepressivi possono essere considerati tutti uguali tra loro? |
| Se la diagnosi è clinica e non possiamo stabilire quale/i neuromediatore/i sono alterati ed in che misura, con quale criterio viene scelto l'antidepressivo? |
| Quali sono i principali antidepressivi? |
| Come si spiega il fatto che sostanze con meccanismo d'azione così eterogeneo abbiano tutte un'attività antidepressiva? |
| Quali sono i rischi del trattamento con antidepressivi? |
| Quali obiettivi ci si propone con il trattamento? |
| C'è una strategia terapeutica della depressione? |
| Come si articola la prima fase del trattamento antidepressivo? |
| Una volta effettuato l'inquadramento diagnostico, si passa immediatamente al trattamento? |
| Quali sono le condizioni che possono rendere necessario il ricovero? |
| Se si decide per una terapia domiciliare, come ci dobbiamo comportare? |
| Nella prescrizione di un antidepressivo si devono seguire delle regole particolari? |
| Il trattamento antidepressivo può seguire altri percorsi? |
| Nel trattamento farmacologico della depressione si usano soltanto gli antidepressivi? |
| Se la depressione non risponde ai trattamenti, che cosa si deve fare? |
| Il trattamento antidepressivo può essere interrotto o deve essere continuato per tutta la vita? |
| Quali sono le indicazioni per il trattamento preventivo? |
| Come si attua il trattamento preventivo? |
| COSA FARE/NON FARE |
| Un mio familiare (un mio amico) soffre di depressione, posso fare qualcosa per lui? |
| Ci sono cose che è opportuno fare nel rapporto con il depresso? |
| Ci sono cose che è necessario evitare nel rapporto con il depresso? |
| Che cosa dobbiamo dire e non dire ad un depresso? |
| SONO DEPRESSO |
| Credo di essere depresso, che cosa devo fare? |
| Ci sono altri consigli sul cosa fare o non fare quando uno è depresso? |
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