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La terapia elettroconvulsivante (TEC) consiste nell'induzione di una crisi convulsiva mediante l'impiego di uno stimolo elettrico mentre il paziente è in anestesia generale e rilasciamento muscolare. In accordo con le linee guida internazionali, il trattamento con la TEC è indicato nella depressione, nella mania e nei disturbi dello spettro schizofrenico ; altre indicazioni sono rappresentate dalla catatonia e dalla sindrome maligna da neurolettici . In questi disturbi la sua efficacia è ampiamente dimostrata e documentata da numerosi studi condotti con adeguate metodologie scientifiche. Viene impiegata come trattamento di prima scelta solo in particolari condizioni: stato di arresto psicomotorio, stato catatonico, elevato rischio autolesivo, farmacoresistenza e/o di intolleranza ai trattamenti farmacologici. Non vi sono controindicazioni assolute all'impiego della TEC: condizioni di maggiore rischio per questa terapia sono l'infarto del miocardio recente, la grave insufficienza coronarica, lo scompenso cardiaco, le formazioni aneurismatiche, le patologie del SNC che determinano un aumento della pressione endocranica, come i tumori cerebrali o altre lesioni cerebrali occupanti spazio. La decisione di praticare la TEC deve essere presa congiuntamente dallo psichiatra e dall'internista i quali dovranno valutare, ognuno per le proprie competenze, il rapporto rischio/beneficio. Gli effetti collaterali più frequenti sono rappresentati dalle alterazioni della sfera cognitiva (stato confusionale transitorio immediatamente dopo l'applicazione e disturbi della memoria -amnesia anterograda e retrograda- in larga misura reversibili). (da: L Conti, P Medda, C Manzi: Le terapie fisiche. In: GB Cassano et al. "Manuale di Psichiatria", Utet, Torino, in stampa.) |
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