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La necessità di una terapia di stabilizzazione nei disturbi dellumore nasce da una serie di evidenze:
Leffetto di stabilizzazione sullumore del litio fu scoperto negli anni Quaranta da Cade. I meccanismi attraverso i quali questo effetto si esplica non sono ancora del tutto chiari. Il litio è lo stabilizzante probabilmente più efficace, ma il suo impiego richiede alcune precauzioni sia in funzione dellattività terapeutica sia dei possibili effetti collaterali sistemici. Prima di iniziare il trattamento è necessario effettuare una serie di indagini per verificare la funzionalità cardiaca, renale e tiroidea e per escludere la presenza di una gravidanza in atto; questi controlli devono essere ripetuti ogni 6-12 mesi. Il trattamento inizierà con una dose di 600 mg/die suddivisa in due somministrazioni equidistanti (mattina e sera) ogni 7-10 giorni si valuta la litiemia e si apportano i necessari aggiustamenti posologici fino a che il valore della litiemia stessa non si stabilizza in un range terapeutico (0,50 - 1,20 mEq/l), dopo di che il controllo deve essere ripetuto ogni 2-3 mesi. Una volta iniziata, la terapia con il litio non dovrebbe essere più interrotta: si calcola che il rischio di ricadute entro sei mesi dalla sospensione del trattamento si aggiri intorno al 50%; circa il 20-25% di coloro che hanno sospeso il trattamento, non rispondono più al litio nel caso dovesse rendersi nuovamente necessario. Il litio agisce a livello sistemico inducendo effetti diversi da quelli propriamente terapeutici a livello di vari organi ed apparati, alcuni dei quali semplicemente fastidiosi, ma di scarso rilievo clinico, altri di gravità tale da richiedere limmediata sospensione della terapia e, nei casi di tossicità, il ricorso allemodialisi renale o alla dialisi peritoneale. I principali effetti sono:
Il litio può avere azione teratogenica tra la terza e la nona settimana di gravidanza, periodo durante il quale si sviluppa il sistema cardiovascolare. È questo il motivo per cui è opportune sospendere il litio in gravidanza: le pazienti in trattamento con litio che desiderino una gravidanza dovrebbero avvertire lo psichiatra con un certo anticipo onde poter programmare una sospensione graduale della terapia. Lallattamento è da evitare poiché il litio passa attraverso il latte materno. Il trattamento con il litio dovrebbe essere effettuato sotto controllo dello psichiatra. Per quanto trattamento di prima scelta nella profilassi del Disturbo Bipolare, il litio ha alcuni limiti (scarsa efficacia nella rapida ciclicità e negli stati misti, ridotta funzionalità renale, tiroidea o paratiroidea, psoriasi, notevole aumento ponderale) e perciò sono stati proposti gli anticonvulsivanti (principalmente carbamazepina e valproato, ma anche gabapentin, lamotrigina, oxcarbazepina, topiramato) come terapia alternativa o aggiuntiva al litio. In molte circostanze questi farmaci si sono dimostrati effettivamente utili, sia da soli che in associazione al litio, nella terapia antimaniacale ed in quella di mantenimento. Il razionale duso dei farmaci anticonvulsivanti come stabilizzatori dellumore deriva dalla trasposizione in campo psichiatrico del modello elettrofisiologico del kindling e della sensibilizzazione comportamentale. Il presupposto di questi modelli è che le ricorrenze di malattia non siano casuali, ma che vi sia una modalità di incremento della frequenza nel tempo così come avviene per le crisi epilettiche per le quali il kindling trova una completa omologia. I farmaci in commercio in Italia sono i seguenti:
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