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Gli SSRI hanno rappresentato certamente un significativo miglioramento rispetto agli antidepressivi in uso fino a quel momento; ma neppure laumento della specificità recettoriale si è dimostrata una panacea per il trattamento della depressione. Le ricerche successive hanno portato allindividuazione della venlafaxina, una molecola che, apparentemente, potrebbe apparire un ritorno ai TCA, visto che possiede una duplice azione agendo selettivamente sul reuptake sia della serotonina che della noradrenalina, aumentando il tono serotoninergico e noradrenergico e proponendosi come prototipo di una nuova classe di farmaci, gli SNRI (serotonin-noradrenalin reuptake inhibitors). A differenza dei TCA, non hanno significativa affinità per i recettori colinergici muscarinici, adrenergici e istaminergici. Questi farmaci hanno dimostrato unefficacia antidepressiva non inferiore a quella degli SSRI, una buona tollerabilità ed una maggiore attività sulla sintomatologia ansiosa e sui sintomi somatici associati alla depressione (dolore somatoforme, dolore cronico, cefalea, ecc.). Lunico composto disponibile in commercio in Italia è la venlafaxina (Efexor®), impiegata mediamente alla dose di 75-375 mg/die. |
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